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***PARROCCHIA DEI " SS.GIOVANNI E PAOLO - S.RUFO, MARTIRI" IN CAIAZZO (CE)***

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Il Mistero che genera la Chiesa
MESSAGGIO D’INVITO DEL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE AL XXV CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE (Ancona, 3-11 settembre 2011)



1. “Signore, da chi andremo?” (Gv 6,68) è l’icona biblica scelta per illuminare il nostro cammino personale e comunitario in vista della celebrazione del Congresso Eucaristico Nazionale, che si terrà ad Ancona dal 3 all’11 settembre prossimi.
“Signore, da chi andremo?” è la confessione che l’apostolo Pietro rivolge a Gesù, a conclusione del discorso sulla Parola e sul pane di vita, nel sesto capitolo del Vangelo di Giovanni. È anche la provocazione che, dopo duemila anni, ritorna come questione centrale nella vita dei cristiani. In un contesto di pluralismo culturale e religioso, il problema fondamentale della ricerca di fede si traduce ancora nell’interrogativo: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?… Ma voi, chi dite che io sia?” (Mt 16,13.15).
Riscoprire e aiutare a riscoprire l’unicità singolare di Gesù di Nazaret era già l’intento del Giubileo dell’Incarnazione del 2000, come pure degli Orientamenti pastorali per il primo decennio del Terzo millennio. Ha accompagnato la scelta di ripartire dal giorno del Signore, che ha caratterizzato il Congresso Eucaristico Nazionale di Bari (2005), ed è stato riproposto con forza ed efficacia dal Santo Padre Benedetto XVI al IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona (2006), quando ci ha invitato a far emergere nei diversi ambiti di testimonianza quel “grande ‘Sì’ che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo” .
Sullo stesso cardine dell’unicità singolare di Gesù deve svilupparsi la nostra azione pastorale nella catechesi, nella liturgia, nella spiritualità e nella cultura: occorre ripartire sempre dalla salvezza cristiana nel suo preminente carattere di avvenimento, che è l’incontro con il Risorto, Gesù il Vivente.
Anche il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale intende collocarsi in questo cammino: riscoprendo e custodendo la centralità dell’Eucaristia e la stessa celebrazione eucaristica come il “culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù” , le nostre Chiese particolari potranno diventare autentiche comunità di testimoni del Risorto.
Preparato e vissuto così, il Congresso Eucaristico non sarà certo una “distrazione” o una “parentesi” nella vita quotidiana delle comunità, ma una “sosta” preziosa per metterci di fronte al Mistero da cui la Chiesa è generata, per riprendere con rinnovato vigore e slancio la missione, confidando nella presenza e nel sostegno del Signore.

2. Anche il Santo Padre Benedetto XVI, nell’Esortazione postsinodale Sacramentum caritatis, avverte la necessità di insistere sull’efficacia dell’Eucaristia per la vita quotidiana. “In quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua concretezza quotidiana, l’Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell’uomo chiamato per grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio (cfr Rm 8,29s). Non c’è nulla di autenticamente umano — pensieri ed affetti, parole ed opere — che non trovi nel sacramento dell’Eucaristia la forma adeguata per essere vissuto in pienezza” . Il Papa fa così suo il proposito dei Padri sinodali: “i fedeli cristiani hanno bisogno di una più profonda comprensione delle relazioni tra l’Eucaristia e la vita quotidiana” .
È questo il punto focale del prossimo Congresso Eucaristico e il senso della proposta tematica e di approfondimento che si svilupperà sull’arco della settimana congressuale. Quale pastorale e quale spiritualità fluiscono dall’Eucaristia per la vita quotidiana? Quali sono i luoghi della testimonianza che il cristiano è chiamato a dare di Gesù Parola e pane di vita negli ambiti del vissuto quotidiano? Quest’ultima sottolineatura non rimanda a un livello mediocre di esistenza, bensì mette a fuoco la concretezza e la profondità della vita, che ogni giorno ci è chiesto di rispettare e amare come dono e promessa e, insieme, di onorare con impegno e responsabilità.
In questo modo, viene ripresa e completata la tematica del precedente Congresso di Bari, Senza la domenica non possiamo vivere. È l’invito a non dare per scontato il nucleo essenziale della fede, a tenere aperto il senso del Mistero che si celebra lungo l’anno nella pratica della domenica, “giorno del Signore”, da custodire anche come giorno della comunità cristiana e giorno dell’uomo, del riposo e della festa, tempo per la famiglia e fattore di civiltà. È forte, infatti, il rischio che una pratica religiosa assidua resti rigorosamente circoscritta entro spazi e tempi sacri, senza incidere davvero sui momenti quotidiani della vita familiare, del lavoro e della professione e più in generale della convivenza civile. È doveroso preoccuparsi dei molti fedeli che non partecipano alla Messa domenicale, ma dobbiamo anche chiederci come escano dall’Eucaristia domenicale quanti vi hanno preso parte.

3. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Il testo giovanneo rivela che Gesù è pane disceso dal cielo per la vita secondo una doppia modalità: non solo come pane eucaristico, ma anche come pane della Parola di Dio. Nella celebrazione eucaristica, questi due modi di presenza del Signore prendono la forma di un’unica mensa, intrecciandosi e sostenendosi mutuamente. È una sinergia che già i Padri sottolineavano nei loro commenti alla preghiera evangelica del Padre nostro, meditando l’invocazione: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” (Mt 6,11; cfr Gv 6,32.34-35). Basti qui citare sant’Agostino, che così si rivolgeva ai “catecumeni” o iniziandi alla preghiera: “L’Eucaristia è il nostro pane quotidiano, ma dobbiamo riceverlo non tanto per saziare il nostro stomaco, quanto per sostentare il nostro spirito… Anche quello che vi predico, è pane; e le letture che ogni giorno ascoltate nella chiesa, sono pane quotidiano, e gli inni sacri che ascoltate e recitate, sono pane quotidiano” .
Con la Costituzione conciliare Dei Verbum, ripresa dalla recente Esortazione postsinodale Verbum Domini, la Chiesa si è prodigata perché la Parola di Dio fosse portata con abbondanza al cuore delle celebrazioni liturgiche e in una lingua percepita dal popolo con immediatezza, raccomandando al tempo stesso di incrementare la pastorale biblica non in giustapposizione ad altre forme della pastorale, ma come animazione biblica dell’agire ecclesiale, avendo a cuore l’incontro personale con Cristo, che si comunica a noi nella sua parola .
Aiutare a scorgere in Gesù, Parola e pane per la vita quotidiana, la risposta alle inquietudini dell’uomo d’oggi, che spesso si trova di fronte a scelte difficili, dentro una molteplicità di messaggi: è questo l’obiettivo posto al cuore del cammino verso il Congresso Eucaristico. L’uomo ha necessità di pane, di lavoro, di casa, ma è più dei suoi bisogni. È desiderio di vita piena, di relazioni buone e promettenti, di verità, di bellezza e di amicizia, di santità.
Si apre qui un prezioso campo di lavoro, affinché, nel cammino verso il Congresso Eucaristico e nelle stesse giornate congressuali si promuovano iniziative di ascolto della Parola, di meditazione e di preghiera . A questo scopo, è stato preparato il sussidio Signore, da chi andremo? , dove vengono proposte alcune tracce destinate a sostenere la lettura orante e una più profonda conoscenza del capitolo sesto del Vangelo di Giovanni.
Prima delle tante iniziative, che spesso affaticano e frammentano l’azione pastorale, è necessario ricuperare anzitutto l’andare e lo stare con Gesù, credendo nella sua Parola e mangiando il pane dato da lui stesso. Troviamo qui il punto nevralgico del movimento di attrazione che il Risorto esercita dall’interno della celebrazione eucaristica. Qui anche noi veniamo attirati nel dinamismo della donazione che Gesù ha fatto di sé al Padre, animando la sua intera esistenza fino alla morte in croce per i suoi e per tutti, e manifestando la sua bellezza e forza di trasfigurazione nella nostra esistenza quotidiana.
Non è un caso che Benedetto XVI richiami il rapporto tra liturgia e bellezza del Mistero celebrato: “La bellezza della liturgia è parte di questo Mistero; essa è espressione altissima della gloria di Dio e costituisce, in un certo senso, un affacciarsi del Cielo sulla terra… La bellezza, pertanto, non è un fattore decorativo dell’azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua Rivelazione” .
Dall’unità di Parola di Dio ed Eucaristia nasce così un atteggiamento contemplativo, in grado di dare “forma eucaristica” ai contenuti della vita quotidiana: il senso di gratitudine per i doni di Dio, la coscienza umile della propria fragilità, la capacità di accoglienza e di relazioni positive con le persone, il senso di responsabilità nei confronti degli altri nella vita personale, familiare e sociale, l’abbandono in Dio come attesa e speranza affidabile.

4. Riscoprire l’unità di Parola ed Eucaristia significa tenere aperta la celebrazione alla vita quotidiana, tanto nella contemplazione quanto nell’azione. L’agire che ne consegue è soprattutto la testimonianza, l’evangelizzazione, la missione. Usciamo dalla Messa cresciuti nella fede e più responsabili. Scopriamo così il volto missionario della tematica congressuale.
Sappiamo quanto i cristiani siano riconosciuti e apprezzati come uomini e donne di carità, esperti di umanità, socialmente solidali, anche da quelli che non frequentano la vita della comunità cristiana. Nello stesso tempo, la presenza cristiana nella società rischia di non essere presa in considerazione, quando addirittura non viene contestata, come testimonianza di Dio, di Cristo Risorto, di vita eterna e di valori soprannaturali.
Siamo consapevoli e preoccupati del fatto che oggi si sperimenti una “distanza culturale” tra la fede cristiana e la mentalità contemporanea in tanti ambiti della vita quotidiana. Tuttavia, abbiamo compreso che questa distanza non ha da essere considerata con fatalismo, ma al contrario come sollecitazione per scelte incisive nel nostro modo di essere cristiani. Rientra in questa prospettiva l’opzione di coltivare in modo nuovo e creativo la caratteristica popolare del cattolicesimo italiano. “Popolarità” non significa una soluzione di basso profilo, ma la scelta di una fede che si fa presente sul territorio, capace di animare la vita quotidiana delle persone, attenta alle esigenze della città, pronta a orientare le forme della coscienza civile.
Una sfida in particolare — confermata negli Orientamenti pastorali per il decennio, Educare alla vita buona del Vangelo , — intende raccomandare e incoraggiare la declinazione del tema eucaristico: l’agire pastorale deve concorrere a suscitare nella coscienza dei credenti l’unità delle esperienze della vita quotidiana, spesso frammentate e disperse, in vista di ricostruire l’identità della persona. Essa, infatti, si realizza non solo con strategie di benessere individuale e sociale, ma con percorsi di vita buona, capaci di stabilire una feconda alleanza tra famiglia, comunità ecclesiale e società, promuovendo tra i laici nuove figure educative, aperte alla dimensione vocazionale della vita.

5. L’Eucaristia per la vita quotidiana diventa così anche il luogo di germinazione delle vocazioni. La storia della Chiesa è la grande prova di questa affermazione: in ogni stagione, l’Eucaristia è stata il luogo di crescita silenziosa di splendide vocazioni al dono di sé e all’amore. La ricchezza delle vocazioni a servizio dell’edificazione comune trova nell’Eucaristia il luogo di espansione nella dedizione incondizionata al ministero ordinato, alla vita religiosa e monastica, alla consacrazione secolare, al matrimonio e all’impegno missionario.
Riscoprire l’Eucaristia come “grembo vocazionale” è compito della comunità cristiana, della famiglia – valorizzando non solo i genitori ma anche i nonni –, di quanti si dedicano all’educazione dei giovani, dei credenti impegnati nel lavoro, nella professione e nella politica. Ritroviamo qui un invito implicito a impegnarci a dare forma e valore all’idea della “santità popolare”, che si manifesta nella vitalità del costume cristiano, nell’unità della famiglia, nella qualità educativa della scuola e degli oratori, nella ricchezza della proposta cristiana rivolta a tutti nelle parrocchie e offerta nelle associazioni e nei movimenti.
Ciò di cui oggi si sente più bisogno è proprio rendere visibile giorno per giorno la vita credente, che è altro rispetto al modo corrente con cui si esprime il sentire diffuso nella gestione del tempo, degli affetti e della presenza sociale.
Nel cammino verso il Congresso Eucaristico vogliamo impegnarci perché cresca e sia condivisa una rinnovata spiritualità della vita quotidiana. È questa la sfida che abbiamo di fronte: lo stile di vita nuovo dei credenti deve trasparire in tutta la sua bellezza e piena umanità. La nostra confessione di fede diviene persuasiva e promettente tutte le volte in cui noi, discepoli del Signore, testimoniamo con i fatti e non solo a parole la gioia, la bellezza e la passione di seguire Gesù passo dopo passo.

6. A dare volto a questo obiettivo contribuirà anche la dimensione territoriale del Congresso Eucaristico, che coinvolgerà direttamente le diocesi che compongono la metropolìa di Ancona-Osimo: Fabriano-Matelica, Jesi, Loreto e Senigallia.
Sarà l’occasione nello stesso tempo di evidenziare il rapporto tra l’Eucaristia e i “cinque ambiti” della vita quotidiana, individuati a Verona: affettività, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza. Non sarà trascurata la prospettiva ecumenica: oltre alle ragioni storiche che legano Ancona al vicino Oriente, a dare attualità al dialogo tra Chiesa d’Occidente e Chiese d’Oriente è il fenomeno dell’immigrazione, con la crescente presenza di comunità ortodosse nelle nostre terre.

7. Facendo nostre le parole di Benedetto XVI, affidiamo il cammino di preparazione al Congresso Eucaristico Nazionale e la sua celebrazione alla protezione della Vergine Maria, venerata con particolare fervore a Loreto, la cui statua le Chiese delle Marche hanno accolto lungo un anno nella peregrinatio Mariae: “La Chiesa vede in Maria, Donna eucaristica – come l’ha chiamata il Servo di Dio Giovanni Paolo II –, la propria icona meglio riuscita, e la contempla come modello insostituibile di vita eucaristica” .


Ancona, 27 gennaio 2011

IL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE






File allegato: Messaggio_invito_CEN1.pdf
 

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