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***PARROCCHIA DEI " SS.GIOVANNI E PAOLO - S.RUFO, MARTIRI" IN CAIAZZO (CE)***

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DIOCESI DI ALIFE-CAIAZZO
La diocesi di Alife-Caiazzo ha avuto origine nel 1978, allorquando la Santa Sede provvide a unire le due preesistenti circoscrizioni ecclesiastiche in persona episcopi, nominandone reggente il vescovo Angelo Campagna. Nel 1986, poi, all’interno di un più vasto programma di riorganizzazione delle diocesi italiane, le due diocesi furono unite aeque principaliter, sempre sotto il governo del vescovo Campagna, al quale fu affiancato come coadiutore il vescovo Nicola Comparone, che gli succedette nel 1990.

Fino al 1978, ciascuna delle due diocesi ha avuto lunga e complessa storia.

L’episcopato alifano

Alife, città di origine osca o sannita, a lungo in lotta con Roma (343-290 a.C.), distrutta durante le guerre sannitiche, riedificata come oppidum, incorporata come praefectura sine suffragio nella repubblica romana, municipium Romanorum, con governo proprio di decurioni, decemviri, questori, censori, edili e pontefici, ascoltò — secondo V. Davino — il primo annuncio del Vangelo addirittura da San Pietro. Secondo alcuni, allora, l’origine dell’episcopato alifano risalirebbe all’epoca degli apostoli, ma altri ne portano la nascita all’epoca costantiniana, ovveto al 314. Sicuramente nel 533 il cristianesimo era molto diffuso in tutto il tertitorio, come dimostra la lapide tombale di due fratellini, detti «cristiani», ritrovata dal vescovo Agustin nel Casale di San Gregorio.

Nell’Ager classico di Tito Livio, si riporta, con relativa precisione, l’estensione della diocesi alifana, mantenutasi pressoché inalterata nel corso dei secoli.

L’antica Cattedrale, che fu distrutta dai saraceni insieme alla città nell’876, era situata fra Porta Romana e Porta degli Angioli (odierna Porta Piedimonte).

Il primo vescovo di cui si hanno notizie è Clarus, che partecipò ai concili romani di papa Simmaco nel 499 e 501. Altro vescovo, di cui si hanno notizie attraverso un’incisione e relativo epitaffio ritrovati dietro un frammento di calendario alifano, è Severo, vissuto nel VI secolo.

Durante l’invasione longobarda Alife restò senza pastore. Il 26 maggio 969, Giovanni XIII nominò arcivescovo di Benevento Landolfo, attribuendogli la facoltà di eleggere vescovi suffraganei, fra i quali quello di Alife. L’inizio del secondo millennio vide il succedersi di molti vescovi, ricordati in epigrafi nella cripta della nuova Cattedrale.

Nella seconda metà dell’XI secolo e in particolare con la conquista del territorio alifano da parte della famiglia normanna QuarellDrengot, l’episcopato conobbe momenti di gloria e di splendore, e Rainulfo III, conte di Alife, Caiazzo e Aversa, chiese e ottenne, nel 1132, dall’antipapa Anacleto Il le reliquie di San Sisto I, papa e martire, divenuto poi protettore della città e della diocesi. A lui fu dedicata la Cattedrale, che nel corso dei secoli, per Cattedrale, Alife diverse cause, ha subito numerose trasformazioni e ricostruzioni; attualmente è dedicata a Santa Maria Assunta.

Durante il medioevo l’episcopato alifano ebbe grande splendore, e fra i tanti vescovi se ne distinsero due: Alferio, eletto vescovo nel 1252 e trasferito nel 1254 a Viterbo; e Giovanni De Alferis, grazie al quale fu salvato il prezioso manoscritto Gli arcani historici, dello zio Niccolò Alunno, gran consigliere del re Ladislao.

Anche nel XV e XVI secolo la diocesi visse momenti di splendore per la presenza di presuli le cui qualità erano e sono riconosciute da tutti. Fra i tanti il letterato Sebastiano Pighi, vescovo dal 1546 al 1547, nominato cardinale; il colto Antonio Agostino da Saragozza, inviato in Inghilterra come nunzio di papa Giulio III per le nozze di Filippo II di Spagna con Maria Tudor; e Giacomo Gilberto de Nogueras, cappellano della regina di Boemia e dell’arciduca Ferdinando, che fu fra i più attivi partecipanti al concilio di Trento.

Mentre la diocesi era retta da grandi vescovi, la città di Alife, governata da famiglie spagnole, fra le quali i Garlon, viveva momenti di declino tanto da spingere il vescovo de Nogueras a trasferirsi a Piedimonte d’Alife (oggi Piedimonte Matese), residenza mantenuta da quasi tutti i vescovi.

Tra XVII e XVIII secolo, alcuni vescovi legarono il loro nome a importanti iniziative: il 10 giugno 1651, Pietro Paolo de Medici fondò il Seminario diocesano in Castello d’Alife (oggi Castello Matese), e Giuseppe de Lanzara lo trasferì nell’attuale sede di Piedimonte Matese.

Il 27 giugno 1818, papa Pio VII soppresse la diocesi di Alife con la bolla De utiliori dominicae, e solo il 14 dicembre 1820 il vescovo Emilio Gentile ne ottenne il ripristino con la bolla Adorandi e l’accorpamento alla diocesi di Telese. Fra i presuli alifano-telesini meritano menzione: Raffaele Longobardi, Giovanni Battista de Martino e soprattutto Carlo Puoti.

Il 6 luglio 1852 la diocesi fu scissa da Telese, e Gennaro Di Giacomo, discussa figura di vescovo risorgimentale, optò per Alife.

La storia diocesana del XX secolo è contraddistinta da momenti di grande intensità in cui si distinsero egregie figure di vescovi, come Luigi Novello all’epoca dell’occupazione tedesca; Virginio Dondeo, esperto annunziatore della Parola di Dio, poi vescovo di Todi e Orvieto; e Raffaele Pellecchia, in seguito arcivescovo di Sorrento e Castellammare di Stabia, che partecipò al concilio Vaticano Il, avviando in diocesi una bella stagione di rinnovamento ecclesiale.

L’episcopato caiatino

La città di Caiazzo vanta origini antichissime, anteriori anche alla stessa Roma. Ancora testimoniano le sue antiche origini alcuni ruderi di mura ciclopiche, in località Fossi. Nella sua lunga storia, Caiazzo annovera fra i suoi cittadini personaggi illustri, come ad esempio Aulo Attilio Caratino, due volte console e dittatore in Roma o — come sostenuto dall’avv. Faraone — il famoso Pier delle Vigne.

Secondo un’antica leggenda popolare, l’evangelizzazione della città di Caiazzo sarebbe stata opera dell’apostolo Pietro o di San Prisco, uno dei settantadue discepoli di Gesù, che ne sarebbe stato anche il primo vescovo. La leggenda si collegherebbe all’altro leggendairio viaggio, che San Pietro avrebbe intrapreso lungo la via fluviale da Napoli a Roma, dopo aver ordinato vescovo Sant’Aspreno; a conferma della leggenda si citerebbe un antico tempio sotterraneo, le cui tracce sono state rinvenute sotto la settecentesca chiesa parrocchiale di San Pietro del Franco.

Non si hanno notizie certe sulla nascita dell’episcopato caiatino, anche se taluni la fanno risalire all’anno 70 dell’era volgare, quando era vescovo Arrigo o Argisio Seniore. La reggenza ininterrotta dei vescovi risale solo al 966, con l’elezione a vescovo di Orso, che coincise con la nomina di Capua a metropoli ecclesiastica sotto l’arcivescovato di Giovanni, fratello di Pandolfo Capodiferro.

La figura episcopale più rappresentativa del medioevo èquella di Santo Stefano Menicillo, ordinato vescovo nel 979. Resse la diocesi per quarantaquattro anni con grande spirito evangelico, e molti furono i prodigi che il Signore operò attraverso di lui, tanto che i cittadini lo vollero come patrono della città. Al suo fianco si pone un altro santo vescovo caiatino: San Ferdinando di Aragona.

Furono spesso di origine caiatina i vescovi del Duecento e Trecento, fra i quali si ricordano: Almondo, Nicola e Andrea, di cui testimoniano la vitalità molti atti e bolle conservati nell’archivio vescovile. Nei successivi due secoli, la diocesi fu spesso retta da cardinali, fra i quali Oliviero Carafa, successivamente arcivescovo di Napoli; Antonio del Monte; Ascanio Parisano, di Tolentino, poi trasferito a Rimini. In quel periodo vi fu un forte legame fra il clero e le nobili famiglie caiatine, tanto che alcuni membri di queste, come ad esempio Giulio Mirto, Alessandro e Fabio Frangipane, furono consacrati vescovi. Fabio Frangipane in particolare, presentato da San Carlo Borromeo, fu scelto come segretario del concilio di Trento e legò il suo nome alla nascita del Seminario diocesano; per le sue doti diplomatiche, fu nominato arcivescovo di Nazareth. Va ricordato infine Ottavio Frangipane, abate di San Benedetto di Capua, nominato da Sisto V governatore di Bologna, poi nunzio apostolico a Colonia e arcivescovo di Taranto.

Nel XVII secolo spicca su tutti il vescovo Filippo Benedetto per le sue doti di pastore e soprattutto per aver fatto costruire, a sue spese, le mura della città, dal lato di Porta Pace. Nei successivi due secoli molti pastori hanno guidato con saggezza la diocesi, ma solo con la consacrazione a vescovo di Nicola Maria Di Girolamo (1922-1963) furono rivissuti momenti importanti: furono celebrati due sinodi (1928 e 1935) e due congressi eucaristici (1928 e 1935), l’ultimo coincise con il primo millenario della nascita di Santo Stefano, e durante le celebrazioni fu effettuata la ricognizione delle reliquie del Santo, poste in una nuova urna dono di papa Pio XI; Di Girolamo partecipò alle prime sessioni del concilio Vaticano II.

Oggi la diocesi di Alife-Caiazzo, fino al 2010 retta dal vescovo Pietro Farina, dall'8 maggio 2010 con pastore S. E. Mons. Valentino Di Cerbo, abbraccia ventiquattro comuni, con una popolazione complessiva di circa settantamila abitanti; ha quarantaquattro parrocchie e cinquanta sacerdoti.


 
Comune di Caiazzo (CE)

Stato: Italia
Regione: Campania
Provincia: Caserta
Coordinate: 41°11′0″N 14°22′0″E / 41.18333°N 14.36667°E / 41.18333; 14.36667Coordinate: 41°11′0″N 14°22′0″E / 41.18333°N 14.36667°E / 41.18333; 14.36667
Altitudine: 200 m s.l.m.
Superficie: 36 km²
Abitanti: 5.835 1 maggio 2009 [1]

Densità: 166 ab./km²
Frazioni: San Giovanni e Paolo, Cesarano
Comuni contigui: Alvignano, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Castel Morrone, Liberi, Limatola (BN), Piana di Monte Verna, Ruviano
CAP: 81013
Pref. telefonico: 0823
Codice ISTAT: 061009
Codice catasto: B362
Nome abitanti: caiatini
Santo patrono: santo Stefano Minicillo
Giorno festivo: 29 ottobre

Sito istituzionale

Caiazzo è un comune italiano di 5.835 abitanti della provincia di Caserta in Campania.


Posizione del comune di Caiazzo all'interno della provincia di Caserta



Indice [nascondi]
1 Onorificenze
2 Storia
3 Evoluzione demografica
4 Luoghi di interesse
5 Personaggi
6 Manifestazioni
7 Amministrazione
8 Note
9 Voci correlate
10 Altri progetti


Onorificenze Medaglia d'argento al merito civile
«Piccolo centro, nel corso della seconda guerra mondiale, subì feroci rappresaglie da parte delle truppe naziste ed un devastante bombardamento dell'esercito alleato che causarono la morte di numerosi concittadini, tra cui donne e bambini. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»
— Caiazzo (CE), 1943-1944

StoriaLe origini di Caiazzo non si conoscono con sicurezza, ma sono certamente antecedenti alla fondazione di Roma. Si ritiene che essa sia stata fondata dagli Osci come territorio dotato di impianti difensivi sui punti più elevati (Monte S. Croce - Caiazzo Monte Alifano). Ebbe una fase di influenza etrusca e fu poi conquistata dai Sanniti, nella loro fase di espansione, nel 431 a.C., svolgendo un ruolo di supporto di relazioni commerciali. Tra il 312 e il 306 a.C., durante la seconda guerra sannitica, fu sotto il potere di Roma ed assunse l'aspetto di città vera e propria con il suo impianto urbano, in parte ancora oggi riconoscibile. Si ribellò a Roma con Capua durante la Guerra sociale. Fu poi definitivamente riconquistata da Silla, diventando Municipio in epoca imperiale.

Appartenne al ducato di Benevento e alla contea di Capua sotto i Longobardi, che la dotarono del castello, oggi di proprietà di privati. In età normanna il Conte Rainulfo, signore della città, prese parte alla prima crociata, portando con sé un folto stuolo di nobili caiatini. Sede vescovile già dal 966, ha come santo patrono Stefano Minicillo, che governò la diocesi dal 979 al 1023.

Fra l'XI e il XII secolo si susseguirono nella contea di Caiazzo i normanni Rainulfo, Roberto e il più famoso Rainulfo di Alife.

Nel 1248 Federico II vi istituì la «schola rationis» (Corte dei Conti).

Il castello fu ampliato dagli Angioini e, sotto il regno di Alfonso I d'Aragona, fu comprato da Lucrezia d'Alagno favorita del Re che ne divenne contessa e ne fu feudataria. Alla morte di Alfonso, il figlio Ferrante, nuovo re di Napoli, per dissensi con Lucrezia, requisì il feudo redendolo demaniale. Dopo, la città fu feudo delle casate dei Glignette, dei Sanseverino, dei de' Rossi, dei de' Capua; ultimi suoi feudatari furono i Corsi di Firenze.

Teatro di ripetute ribellioni popolari nei giorni della Repubblica Partenopea, la città non restò poi estranea al fenomeno della carboneria, giacché quasi tutta la borghesia terriera vi si affiliò, tenendo le riunioni segrete nell'ex Convento dei Cappuccini, non nascondendo successivamente, forse per calcolo, le sue simpatie per la causa italiana e la «rivoluzione» garibaldina. Fu probabilmente questa la ragione per cui i popolani caiatini, guidati dal maniscalco Nicola Santacroce (1829-1908), nelle giornate del 20 e 21 settembre 1860, si schierarono dalla parte dei Borbone. Caiazzo fu l'unica battaglia che vide una brillante vittoria delle truppe borboniche, aiutate dalla popolazione in armi. Infatti, la popolazione, schierata con l'esercito borbonico, respinse i Garibaldini del Cattabeni e di Angelo Vachieri di Castelnuovo che in una fase della battaglia del Volturno in un primo momento riuscirono ad occupare l'abitato ma poco dopo furono sopraffatti dalle truppe borboniche in numero molto superiore agli 800 soldati garibaldini. Il Vachieri venne ferito, ma riuscì ugualmente a disimpegnarsi e a far ripiegare le sue truppe.

Il 13 ottobre del 1943, nella frazione di San Giovanni e Paolo, le truppe tedesche in ritirata seviziarono e massacrarono, per motivazioni mai del tutto chiarite, 22 persone tra cui bambini, donne e anziani. Oggi il Comune di Caiazzo è gemellato con il comune di residenza del comandante della squadra che compì quel gesto efferato, che ogni anno viene commemorato insieme agli stessi concittadini dell'allora tenente delle SS Wolfang Lehnigk Emden, deceduto nel 2006.

Evoluzione demograficaAbitanti censiti

Luoghi di interesseMuseo Kere, museo della civiltà contadina e della tradizioni popolari
Chiesa dell'Annunziata, con un portale rinascimentale e all'interno un pregevole dipinto di De Mura (XVIII secolo)
Palazzo Mazziotti, sede della Biblioteca Civica, del teatro Comunale e di mostre temporanee
Palazzo Savastano
Palazzo de Mario
Palazzo Fortebraccio
Palazzo Foschi "di sotto"
Palazzo Marocco di via A.A. Caiatino
Palazzo Marocco di via Carlo Marocco
Palazzo Marocco di via Laura de Simone
Palazzo Sangiovanni
Palazzo Marzio
Palazzo Maturi
Casina de Magistris già Fortebraccio
Cappella Sant'Agnese o Egizi
Cappella di S. Maria di Costantinopoli o di San Ciro
Palazzo Prisco
Castello longobardo
Piazza e verde pubblico a S. Giovanni e Paolo
PersonaggiAulo Attilio Calatino 2 volte console romano e 1 volta dittatore
Francesco Cicino, pittore sec. XV
Stefano Sparano, pittore sec. XVI
Fabio Mirto Frangipane, nunzio apostolico in Francia
Ottavio Mirto Frangipane, nunzio apostolico nelle Fiandre e in Colonia
Pier della Vigna (1189 - 1249), gran protonotaro del regno e segretario di federico II
Carlo Marocco (1678 - 1724), notaio e storiografo
Carlo Ferrazzano (1696 - ?), canonico, pittore
Nicola Giannelli (1733 - 1809), professore di Medicina Pratica presso l'Università degli Studi di Napoli
Domenico Giannelli (1773 - 1854), Giudice della Gran Corte Civile di Napoli
Pasquale Iadone (Dragoni, - Caiazzo), canonico, storico
Pasquale Giusti (Dragoni, 1780 - ?), canonico della cattedrale di Caiazzo, il 2 ottobre 1826 fu nominato in partibus vescovo di Ascalona (Palestina) con residenza a Napoli
Nicola Covelli (1790 - Napoli, 1829), naturalista, scopritore della covellite, solfuro di rame esagonale azzurro
Giovanni Battista Foschi (Caiazzo, - Napoli ?), pittore
Pietro Maturi (1826 - 1905), fonda la Banca Mutua Popolare di Caiazzo e la Società di Mutuo Soccorso
Vincenzo Severino (1859 - Afragola, 1926), pittore
Giuseppe Jovinelli impresario teatrale, fonda a Roma, nel 1909, il Teatro Ambra Jovinelli
Pietro Marocco (1874 - 1957), questore
Irma Ciaramella, attrice e regista teatrale e televisiva, molto ricordata per il personaggio di Rita Santacroce in "Centovetrine"
Michele Frangipane, ludogrammatico
Nevio Bucci, cabarettista
Natalino Russo, giornalista e fotografo
Antonio Friello, attore
ManifestazioniFiera della Maddalena,il 22 luglio
Festival del varietà "Jovinelli", luglio, al termine della "Fiera della Maddalena"
AmministrazioneSindaco: Stefano Giaquinto (Lista civica (Centro-destra)) dal 15/04/2008 (2º mandato)
 
ss.Giovanni e Paolo
Santi Giovanni e Paolo Martiri di Roma

26 giugno

† Roma, 26 giugno 362

I santi Giovanni e Paolo, vissuti nel IV secolo, furono fratelli di fede oltre che di fatto. Le informazioni su di loro sono discordanti e risalgono soprattutto ad una "Passio" in parte leggendaria: Essi sarebbero stati due cristiani ricchi e particolarmente caritatevoli, che Giuliano l'Apostata avrebbe condannato ad essere decapitati e sepolti sotto la loro abitazione. Sembra però che il martirio di Giovanni e Paolo potrebbe essere avvenuto almeno 50 anni prima, all'epoca di Diocleziano, perché le persecuzioni di Giuliano avvenendo in Oriente. Ad ogni modo, sotto la basilica Celimontana a loro dedicata sono stati ritrovati resti di una villa romana abitata da cristiani, con il piccolo vano della "confessio" che reca affreschi di scene di martirio, sotto cui c'è una fossa per il seppellimento di due corpi.

Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
Paolo = picc


Emblema: Palma


Martirologio Romano: A Roma commemorazione dei santi Giovanni e Paolo, al cui nome è dedicata la basilica sul monte Celio lungo il clivo di Scauro nella proprietà del senatore Pammachio.


Sui due santi martiri romani, che è bene chiarire non sono gli omonimi apostoli, si è aperta da parte degli studiosi una controversia sulla data del loro martirio, effettivamente avvenuto a Roma. Giacché la questione è rimasta irrisolta, non resta altro da fare che seguire la “passio” antica, giunta fino a noi e poi alla fine segnalare le contraddizioni riscontrate da alcuni studiosi.
Giovanni e Paolo, fratelli di sangue e di fede cristiana, sono presentati in tre recensioni consecutive della ‘passio’, che risale al IV secolo, prima come maggiordomo e primicerio di Costantina, figlia di Costantino imperatore; poi come soldati del generale Gallicano, al quale suggerirono un voto, che ottenne la vittoria dell’esercito sugli Sciti infine sono citati come privati cittadini, nella loro casa al Celio, molto munifici di elemosine ed aiuti, con i beni ricevuti da Costantina.
Quando nel 361 salì al trono imperiale Giuliano, detto poi l’Apostata (331-363), questi avendo deciso di ripristinare il culto pagano, dopo aver rinnegato il cristianesimo, cercò di convincerli alle sue idee restauratrici, invitandoli a tornare a corte, per collaborare al progetto.
I due fratelli (che dovevano godere di molta considerazione a Roma) rifiutarono l’invito e Giuliano mandò loro il capo delle guardie Terenziano, con l’intimazione di adorare l’idolo di Giove; persistendo il loro rifiuto, essi vennero sequestrati in casa per una decina di giorni, affinché riflettessero sulle conseguenze del loro rifiuto.
Continua la ‘passio’: il prete Crispo informato del fatto, si recò con due cristiani Crispiniano e Benedetta, a visitarli, portando loro la S. Comunione e il loro conforto. Trascorsi i dieci giorni, il comandante Terenziano, ritornò nella loro casa e dopo tre ore di inutili minacce e lusinghe, li fece decapitare e seppellire in una fossa scavata nella stessa casa, spargendo la voce che erano stati esiliati; era il 26 giugno 362.
Il prete Crispo ed i suoi compagni Crispiniano e Benedetta, avvertiti da una visione si recarono sulla loro tomba a pregare, ma qui vennero sorpresi e uccisi anche loro. Dopo la loro morte il figlio di Terenziano, cadde in preda ad un’ossessione e urlava che Giovanni e Paolo lo tormentavano, il padre con grande preoccupazione, lo condusse sulla tomba dei due martiri, dove il ragazzo ottenne la guarigione.
Il prodigio fece si che si convertissero entrambi e poi vennero anch’essi in seguito martirizzati. Il successore di Giuliano l’Apostata, l’imperatore Gioviano (363-364), abrogò la persecuzione contro i cristiani e diede incarico al senatore Bizante, di ricercare i corpi dei due fratelli e una volta trovati, fece erigere dallo stesso senatore e dal figlio Pannachio, una basilica sopra la loro casa.
Fin qui il racconto della ‘passio’; sul sepolcro costituito da una tomba a “due piazze”, venne eretto il piccolo vano della ‘confessio’ che ancora conserva antichi affreschi narranti il martirio; il tutto conglobato in una basilica detta Celimontana, che si affaccia tra archi medioevali e contrafforti, sul famoso Clivio di Scauro.
Essa fu più volte ristrutturata e modificata e dove le reliquie nel 1588, furono traslate dalla primitiva sepoltura; nel 1677 esse furono collocate sotto l’altare maggiore e infine nel 1725 il cardinale Paolucci le fece racchiudere in un’urna di porfido, ricavata da un’antica vasca termale, che ancora oggi forma la base dell’altare.
Effettivamente sotto la chiesa si è scoperta nel 1887 una casa romana a due piani con affreschi e fregi; il loro culto antichissimo è testimoniato da innumerevoli citazioni in Canoni sia romani che ambrosiani; in vari ‘Martirologi’ e Sacramentari; orazioni e prefazi a loro dedicati; epigrafi marmoree; un monastero fondato da s. Gregorio I Magno (535-604) e intitolato ai due martiri; un’altra chiesa eretta sul Gianicolo era pure a loro dedicata; a Ravenna sono raffigurati nel mosaico di S. Apollinare Nuovo.
È indubbio il culto ufficiale che sempre ricevettero nei secoli; come pure, secondo il racconto della ‘passio’, si giustifica la presenza di un sepolcro in una casa al centro di Roma, quando i luoghi delle esecuzioni ed i cimiteri, erano posti alla periferia della città.
Le opposizioni degli studiosi si basano sul fatto storico che la persecuzione di Giuliano l’Apostata, non fece vittime a Roma, ma solo in Oriente dove risiedeva; quindi si è propensi a spostare la loro vicenda sotto l’impero di Diocleziano (243-313); a volte sono stati confusi con altri santi martiri come Gioventino e Massimino.
A conclusione si può comunque ipotizzare che l’antica ‘passio’, che è quasi contemporanea, non narri il falso, perché se è vero, che non vi furono vittime ufficiali romane, durante la persecuzione di Giuliano l’Apostata, nulla toglie che qualche martire ci sia stato a Roma ma tenuto nascosto, come nel caso di Giovanni e Paolo, che furono sotterrati nella loro stessa casa, senza far sapere ai romani la loro sorte.
Non bisogna dimenticare che i cristiani con Costantino, avevano ottenuto libertà di culto, lo stesso Giuliano aveva inizialmente emanato un “Editto di tolleranza”, e quindi il popolo non era disposto a ritornare indietro sulla pace e libertà raggiunta.
I lavori archeologici effettuati e gli studi pubblicati, sugli scavi sotto la Basilica Celimontana dei santi Giovanni e Paolo, dal valente studioso ed archeologo il passionista padre Germano di S. Stanislao (Vincenzo Ruoppolo) morto nel 1909 e completati da altri studiosi, in effetti confermano il racconto della ‘passio’ con la scoperta della casa romana, di cui probabilmente i due fratelli martiri erano proprietari e sulla quale fu eretta la basilica posta nell’omonima piazza.


 
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